
Verso la
soluzione del mistero di Tunguska
L’Ismar-Cnr pubblica i risultati di una
ricerca che conferma come, 100 anni fa, si sia verificato il maggior impatto
tra la Terra e un asteroide o cometa mai verificatosi in epoca storica. Un
‘frammento’ di cinque metri ha determinato la creazione di un lago
Ad un secolo
esatto dal misterioso “evento”, giungono dai ricercatori dell'Istituto di
Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna (ISMAR-CNR) e
del Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna nuove prove sul ‘mistero
di Tunguska’, che confermano come il 30 giugno 1908 si sia verificato il
maggiore impatto storicamente accertato tra il nostro Pianeta e un corpo
celeste.
Tutto ha
inizio in questa data, quando un’enorme esplosione, della potenza pari a circa
mille atomiche di Hiroshima, si verifica nell’atmosfera al di sopra della
remota regione di Tunguska in Siberia.
L'opinione
ora comprovata è che si sia trattato della deflagrazione di un asteroide o di
una cometa che avrebbe tra l’altro raso al suolo tutti gli alberi della taiga
in un’area di oltre 2.000 km2.
Si tratta dell’unico evento di questo tipo avvenuto in epoca storica e per
questo motivo fare luce sull’evento di Tunguska contribuirebbe in maniera
decisiva alla comprensione degli effetti di un impatto asteroidale o cometario
con la Terra, ipotesi tutt’altro che remota e non infrequente nella storia del
nostro pianeta.
E’ stato ora
pubblicato sulla rivista scientifica ‘Terra Nova’ il lavoro di un gruppo di
ricercatori italiani dell'ISMAR-CNR e delle Università di Bologna e Trieste -
Luca Gasperini, Francesca Alvisi, Gianni Biasini, Enrico Bonatti, Giuseppe
Longo, Michele Pipan e Romano Serra - che hanno condotto sul luogo una
spedizione scientifica e hanno scoperto che il lago Cheko, un piccolo specchio
d’acqua (circa 500 m. di diametro), situato ad una decina di kilometri
dall'epicentro dell'esplosione del 1908, può essere il cratere causato
dall'impatto di un “frammento” di notevoli dimensioni, sopravvissuto
all’esplosione principale.
“Abbiamo
effettuato uno studio geofisico e sedimentologico del lago per verificare se la
sua formazione potesse essere correlata all’evento, e per rilevare nella
sequenza sedimentaria del lago evidenze geofisiche e geochimiche dalle quali
trarre informazioni sulla natura dell’oggetto cosmico”, spiega Luca Gasperini
dell’ISMAR-CNR. “Varie spedizioni di studiosi avevano già esplorato la zona
dell’esplosione senza trovare segni d’impatto o frammenti, e formulando
ipotesi, anche molto diverse fra loro, per far luce su quello che è ormai
considerato a tutti gli effetti un ‘mistero’. Il nostro studio sul campo è
stato effettuato principalmente utilizzando rilievi di acustica subacquea, con
un obiettivo dunque più ambizioso di quello della prima spedizione italiana,
avvenuta nel 1991, anch’essa organizzata dal prof. Giuseppe Longo
dell’Università di Bologna, e limitata alla ricerca di microparticelle
dell’oggetto cosmico nella resina degli alberi”.
Durante la
spedizione “Tunguska99” è stata quindi per la prima volta investigata con
tecniche molto sofisticate la morfologia del fondo e la natura dei depositi del
sottofondo lacustre, e raccolti campioni di sedimento. “Grazie a tali
indagini”, prosegue il ricercatore, “è stato possibile scoprire che la morfologia
del lago è diversa da quella dei comuni laghi siberiani di origine
termo-carsica: la natura dei sedimenti recuperati dal fondo sono invece
compatibili con l'ipotesi dell'impatto, che sarebbe avvenuto in una foresta
acquitrinosa con uno strato sottostante di permafrost (suolo permanentemente ghiacciato) spesso oltre 30 metri”. E’
stato proprio lo scioglimento del permafrost avvenuto subito dopo l’impatto a
modellare la forma e le dimensioni attuali del lago, e a nasconderne la vera
natura di cratere da impatto per tutto questo tempo.
Questa scoperta, se confermata, contribuirà, cento anni dopo l'’Evento di Tunguska’, a svelarne il mistero. Il lavoro dei ricercatori italiani ha già causato forti reazioni nella comunità scientifica, ed anche commenti su riviste di grande impatto e nella stampa quotidiana su molte testate europee e internazionali.
Roma, 30 ottobre 2007
La scheda
Chi: Istituto di scienze marine (Ismar)
del Consiglio Nazionale delle Ricerche
Che cosa: pubblicazione su “Terra Nova”
di un articolo sull’”Evento di Tunguska”
Per informazioni: Luca Gasperini, Ismar-Cnr, Bologna, tel.
051/6398901, e-mail: luca.gasperini@BO.ISMAR.CNR.IT